Nel territorio si trovano testimonianze di diversi mulini, alcuni ancora esistenti. La tipologia del mulino doppio è molto diffusa nella Bassa irrigua, così denominato poiché composto da due corpi di fabbrica tra loro distinti: il mulino e la folla.
Alla confluenza tra la Vettabbia ed il Redefossi, nella vallata fluviale del Lambro, si trova il Mulino della Valle, nel Comune di Melegnano (MI), possessione del Casato Brivio a partire dal 1662. Il mulino è organizzato su tre ambienti di vita domestica e sugli spazi del lavoro, della macina, con il locale della pista del riso, la stalla dei cavalli, mentre la corte risulta organizzata attorno al principale corpo di fabbrica più antico.
Fu il nobile casato dei Brivio Sforza, già proprietario di vaste terre a Zivido, a mettere in opera tra il ’400 ed il ’500 un piano di irrigazione con l’apertura della Roggia Nuova Brivio, regolandone il corso attraverso una serie di mulini organizzati a sistema, collegando anche la Roggia Spazzola che scende parallela alla Via Emilia.
Una delle più antiche testimonianze riferibili ad un mulino ancor oggi esistente è documentata in una consegna del Mulino della Rocca Brivio (attualmente nel territorio comunale di San Giuliano Milanese) risalente al 1507: «molendino uno posito in loco de la Rocha plebis Sancti Juliani ducatus Mediolani […] cum rodiginis Quatuor in quo molendino sunt cassys duo domus in terra cum suis solarys stalla cum furno murata et cupata orto curte et alys suis pertinentys et juribus». Si descrive un edificio su due livelli, non molto elevato dato che il piano superiore è costituito da un solaio in legno; accanto all’abitazione, la stalla ed il forno. Mentre il mulino funziona con quattro rodigini.
A volte i mulini maggiormente articolati presentano anche il torchio e la pila per brillare il riso, gli spazi per il deposito delle granaglie e i rustici per il ricovero degli animali di corte. Fuori, più frequentemente davanti alla macina e alla cucina, si trova il portico, il sito della pista (o pesta) da riso o il luogo del torchio per l’olio, oppure la burattera (il locale adibito alle lavorazioni di separazione della farina dalla crusca).
Di maggiori dimensioni erano le Folle, edifici nei quali si svolgevano le diverse fasi di lavorazione dei panni e dei feltri o della carta ottenuta dal trattamento degli stracci, con operazioni di triturazione e pressatura particolarmente complesse.
Cfr. DANIELE GARNERONE, “La ruota idraulica architettura in movimento, di intervento e sfruttamento delle risorse fisiche naturali”, EOS, anno 2 – n. 5 / 2003.
